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L'elemento che dovrebbe svettare come obelisco verso il Cielo e sopra gli altri edifici (i minareti insegnano). Cosicchè da lontano, sia che fossimo in una piatta valle o su una pedemontana salita, potremmo con sicurezza individuare il luogo del Culto, il centro vivo di una viva Comunita religiosa.
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Difatto questo è ciò che abbiamo... un elemento tronco e monco. Un "porta-campane" più che un campanile. Un "pinnacolo del tempio" che può essere tale solo grazie ad ardite inquadrature (vedi la prima foto).
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Allora il nostro sguardo si volgerà alla ricerca dell'ingresso, del portale... Il varco "tra il sacro e il profano" (anche se per il Cristiano non v'è distinzione). Così scorrendo ampi spazi e ampi volumi
Così in quei giorni, ci dovremo servire dell'angusta porta laterale. Angusta, oscura, chiusa da un'orribile, anonima porta metallica.
Più l'entrata per un magazzino o un deposito che quella, seppur minore, al Tempio.
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Questo edificio, nell'insieme della sua struttura, con le sue piccole finestre simili a ferritoie, fa pensare più ad una fortezza, ad un bunker, che ha un luogo di culto. Non un luogo aperto sul mondo che si eleva a Dio, ma chiuso inaccessibile, che "si difende", che non si eleva, ma si "appiattisce" al suolo. Nulla rimanda al Sacro o alla Maestà Divina (se non forse la mole...). Se vi campeggiasse, in un punto qualunque, l'insegna di una banca non vi sarebbe di che stupirsi.
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A questa piccola, spoglia, fredda croce, è lasciato il compito del Simbolo, dell'identificazione del Luogo e del Suo Esistere. L'impossibile compito di richiamere chi distrattamente passa o distrattamente vive, a domandarsi il senso di questa costruzione. A trasmettere il richiamo ancestrale ad una breve sosta, per un riposo interiore che può valere una vita.
Segno dei tempi forse... di una Fede che si difende e che non brilla, che non sa affascinare e non ha il coraggio di mostrarsi se non apparire come una ingombrante mole, come questa "chiesa".